sabato 29 novembre 2008

IO la crisi la pago.

"Noi la crisi non la paghiamo".
Che diavolo vuol dire? L'ho sentito cantare nelle manifestazioni ad Ottobre, l'ho sentito prender piede; devo dire che non mi è piaciuto fin dal primo momento. Ma adesso che è considerato lo slogan più rappresentativo del movimento, mi sento in dovere di chiarire pubblicamente la mia posizione di disappunto.

La vita è piena di ingiustizie: le malattie o le disgrazie sono esempi di eventi ineluttabili che ci possono riempire di sconforto.
Eppure, ne prendiamo atto; di fronte ad una malattia non ci sognremmo mai di dire "noi l'influenza non la paghiamo!", ci sembrerebbe di stare solo piagnucolando, perché di certo una patologia è sorda alle rimostranze: ci vuole un dottore, ci vuole una cura.

Ovviamente nel mondo della società, dove sono sanciti diritti e doveri, ha un senso lamentarsi: abbiamo il diritto e anzi il dovere di opporci a chi tenta di violare qualcuno dei nostri diritti. Ma nella maggior parte dei casi, lamentarsi di un delitto e punirne il colpevole non è sufficiente per rimediare al danno.
Credo che la crisi sia un delitto, e che a ragione dobbiamo dire e pensare: noi la crisi non ce la meriteremmo.

Ma che ce la meritiamo o no, la crisi c'è, e rivendicare il diritto di non pagarla mi sembra rischioso, mi sembra un modo di alienarsi dal mondo.
Purtroppo il mondo che questa generazione di studenti miei contemporanei si trova a dover popolare ha un sacco di pregi (progressi nella medicina, nella scienza e nella tecnica, e forse anche nei diritti umani) ma pure un sacco di difetti: una situazione ambientale al collasso ed un'economia da far schifo.
Ma sarà il nostro mondo, anzi forse lo è già.

Lo schifo che siede in Parlamento, gli pseudo-imprenditori che danneggiano l'economia (che vi invito a non identificare con l'intera classe dirigenziale: gli imprenditori onesti sono danneggiati proprio come noi da questa situazione) ed altri problemi di oggi sono come i microbi dell'influenza, non basterà lamentarsi per mandarli via: bisogna invece lavorare innanzitutto su noi stessi (cellule) e poi sull'intero tessuto della società per produrre un organismo più sano, e dunque più resistente al radicarsi di malattie.

MarcoViola

mercoledì 26 novembre 2008




… come non dubitare in certi momenti di essere in un sogno? Come non provare una forte vertigine di fronte a logiche credute dimenticate, che invadono la quotidianità rendendola irriconoscibile …


Un’infinità di volti che fino a ieri non esistevano, improvvisamente appaiono e comunicano con sguardi eccitati. Mani da sempre indifferenti, ora si stringono, si aiutano, si accarezzano! E la musica regna sui sentimenti. Da loro nasce e a loro dona la forza per espandersi e diffondersi lontano.
Tutto è condivisione. Tutto si interseca e si completa. Tutto si compone in un meraviglioso quadro in movimento, le cui figure sono tutti e sono nessuno. Un quadro dove ogni elemento è indispensabile per la vitalità del tutto senza con questo esaurirne l’essenza.

L’Onda è viva

SophieSo

martedì 25 novembre 2008

La generazione del riconoscimento mancato

Tratto dalla piola di atene:

Mentre a Roma centinaia di studenti, disoccupati presenti o futuri manifestano il loro dissenso, a Torino i pochi rimasti guardano dalle finestre delle aule di palazzo nuovo ciò che sta succedendo fuori.

Là, c’è qualcuno che crede davvero in quello che fa, che non soddisfa semplicemente l’esigenza di dire in un futuro “io c’ero” ma che lotta per poter dire un giorno “io ci sono”.

Lotta, dissenso, futuro sono parole chiave che riportano immediatamente allo storico ’68 , ’68 che ha rivoluzionato la mentalità corrente senza possibilità di ritorno. Partecipazione di massa ad un qualcosa in cui si credeva profondamente , sufficiente per fa si che si realizzasse. Fatti e non solo parole, parole che erano come ancelle a servizio della realtà così giustificata. Non si aspettava il permesso di nessuno per agire e non si ricercava l’appoggio degli altri, dei “grandi” per dar inizio alla protesta. Si bastava a se stessi e non era necessario riconoscimento alcuno. Il vecchio era squalificato e c’era spazio solo per il nuovo, nuovo che non aveva forme da emulare.

La generazione d’oggi, invece, non è cosi. Non trova slancio sufficiente nell’opposizione come fine, ma è consapevole della dimensione strumentale che gli è propria e che legittima il suo uso.

Ecco che la realizzabilità effettiva del fine si impone, e, con essa, emerge una maturità più disincantata che non è necessariamente motivo di demerito, di debolezza e , più in generale, di giudizio.

Essere più realisti non significa essere depressi, statici, passivi, ma può rivelarsi meritevole laddove il calcolo di ciò che è possibile, è teso al conseguimento di qualcosa.

Ciò che manca oggi, non è la spinta ad agire per essere protagonisti del proprio tempo, ma è il riconoscimento di ciò che siamo da chi reputiamo ancora importanti.

La forza del movimento passato risiedeva nell’esclusione radicale della possibilità del fallimento - esclusione che faceva si che il passaggio dalle parole ai fatti fosse più immediato - e nella sufficienza in se stessi e nei propri ideali.

Quella odierna invece, risiede nella consapevolezza della complessità della realtà e nella necessità di attrezzarsi autonomamente per poterla affrontare. Questa coscienza ha bisogno d’essere riconosciuta.

Il motivo per cui la generazione odierna ha bisogno d’esso, non è sicuramente dovuto ad una sua propria mancanza, ma rimanda ad un momento storico, sociale, politico preciso di cui non siamo responsabili.

La cecità e la cinicità dei rivoluzionari che vogliono mantenere il loro status quo alimentata dalla cattiva informazione che svaluta la serietà della protesta, diffondono un pessimismo capace di deprimere veramente la nuova generazione.

Ogni cambiamento o tentativo d’esso è guardato dagli spettatori con scetticismo e vissuto dai protagonisti disincantatamente, svincolato da utopiche illusioni ed attento alla complessità che deve essere decostruita.
Ecco dove stanno i filosofi mettendo a servizio gli strumenti d’analisi acquisiti, con i piedi per terra ma con un dito sempre teso verso il cielo.

Alessandra

giovedì 20 novembre 2008

Oh uni ciao uni ciao uni ciao ciao ciao!

Video 1

Video 2

Video 3

Si è lui!!! E' su youtube il video di UNICIAO!! che per acclamazione popolare è diventato l'inno della mobilitazione!
A parte le esagerazioni, godetevi questi spassosi spezzoni di Roma, in attesa che il testo completo della canzone venga messo sul blog.

PS spero che i link funzionino, altrimenti cercate uni ciao su youtube.

daniele

lunedì 17 novembre 2008

Roma Capoccia

Quando ci hanno fatto salire sull'espresso 806 di domenica notte a Roma Tiburtina, con la gente che ci salutava e ci diceva di non mollare, sorridenti, nonostante a causa nostra il loro treno avesse maturato un paio d'ore di ritardo, ho pensato: “certo che siamo proprio simpatici!”

Il soggiorno romano dei superstiti della “spedizione torinese dei Mille” ha visto momenti ludici e camerateschi vissuti in una cornice di lavoro, di Work Shop, di manifestazione, di dibattito in assemblee. L'accoglienza dei romani si è dimostrata più che all'altezza della situazione e della partecipazione massiccia di tutte le facoltà d'Italia coinvolte nel movimento. La stanchezza per le poche ore di sonno è stato il sostrato di una tre giorni intensa e produttiva. Per noi, ma soprattutto per l'Onda che ha trovato un palcoscenico unitario che può esprimersi a livello nazionale.

Piano piano le voci si affievolivano e perdevano un consistente range di frequenze, i capelli si arruffavano sempre più e l'odore di fumo rappreso delle assemblee diventava familiare come l'odore del caffè alla mattina. Voce rauca, sorriso, sacco a pelo e quaderno degli appunti: il kit base per lo studente rivoluzionario del nuovo millennio. Uno studente stridente. La gioia della sua rabbia stride con una una società che pone il pugno di ferro e il manganello come vessilli di una sicurezza illusoria. Ma gli studenti di tutta Italia non si scordano la scuola Diaz e sanno che potranno sempre contare sulla verità dei fatti riconosciuti. Poi le sentenze...sono un'altra storia e sappiamo anche questo. Tra noi e fuori di noi non c'è stato uno scontro, una scaramuccia, per quello che ho potuto vedere. Alcuni parlano di un gruppo di persone che sarebbero passate nel corteo armate di spranghe tricolore, tuttavia tutto è taciuto. Anche questi personaggi incomprensibili devono aver visto che, per loro, non era giornata.

A Roma, durante forse l'unico momento in cui Torino ha fatto gruppo e si è parlato della nostra situazione particolare, è stato proposto che i partecipanti facciano una sorta di Report per informare ogni collettivo di quanto accaduto in una riunione che deve avvenire nella prima parte della settimana. Tra giovedì e venerdì ci sarà poi una assemblea no Gelmini per decidere il da farsi. Rimando a tutti queste iniziative. Ricordo che la prossima riunione del collettivo di filosofia è martedì alle 18.00 Io, ora, me ne vado a dormire.


Luca Ballestra

martedì 4 novembre 2008

Piazza Navona

Leggo ora una mail giunta sulla casella del Collettivo, inoltrata da Daniele G. il quale scrive: "Io lo farei girare, vedi se sei d'accordo con me".

Ebbene: non solo sono d'accordo ma, considerata la gravità della faccenda, mi permetto di postare la notizia e il video in questa sede pubblica. Non per parlare a nome d'altri; ma perché sono sicuro che, con me, condividiate lo sdegno.

A presto,
M.

>Ecco il video
mandato in onda da chi l'ha visto. Sono ripresi i fatti che
>precedono gli
scontri veri e propri di piazza navona. Questo filmato è stato
>mandato in
onda solo a questa trasmissione e in nessun altro telegionale.
>Ricordo che il
governo riferendo alla camera sulla ricostruzione dei fatti ha
>dato la colpa
ai centri sociali e agli studenti di sinistra. A causa di questo
>video ieri
sera dopo la trasmissione un gruppo di circa 30 unità ha invaso gli
>studi rai
per protestare contro la messa in onda di questo filmato. Tale atto è
>stato
rivendicato da Casapound organizzazione di estrema destra vicina a Blocco

>Studentesco.
>Roberto Fiore, segretario di Forza Nuova - sigla che finora
era
>rimasta 'ufficialmente' lontana dagli incidenti - si è affrettato a
dichiarare
>la sua profonda indignazione per la trasmissione e la "volontà di
certa
>sinistra di scaldare gli animi per riaprire una spirale di violenza
contro i
>ragazzi di destra. Hanno tracciato una lista di proscrizione nei
confronti di
>militanti politici".




>Per concludere
>vi rendo partecipi delle splendide
dichiarazioni di Marcello Dell'Utri:
>
>Dell'Utri osserva che in Rai ci
sarebbero "ancora dirigenti messi dalla
>sinistra e che rispondono a logiche
di sinistra". Per questo "è difficile
>cambiare la televisione e pensare che
migliori la qualità della comunicazione
>quando a guidarla c'è gente che
alimenta una visione negativa della vita".
>Qualcosa, continua, "si sta già
facendo", ci pensa Berlusconi "a diffondere
>ottimismo". Ma perché qualcosa
cambi davvero serve "un nuovo approccio
>stilistico: le notizie, certo,
bisogna darle, sennò si torna al fascismo, ma
>c'è modo e modo di comunicarle.
Magari con conduttori più gradevoli. Al Tg3 ci
>sono degli anchormen con una
faccia un po' gotica, dark. Credo che il direttore
>del tg dovrebbe mostrare
un maggiore 'esprit de finesse' in queste cose. Farle,
>dirle lo stesso, ma
magari con un'altra espressione...".


fonte: Repubblica.it

domenica 2 novembre 2008

Fondazione

Inauguro la pubblicazione di video sul nostro blog con quello che forse è risultato essere l'input per l'atto fondativo del nostro collettivo, l'Assemblea No Gelmini del 26 ottobre. Purtroppo manca il famigerato "appello ai filosofi" del caro Pietro, ma sono sicuro che è in ogni cuore.



Vi invito inoltre a segnalare e pubblicare altri contributi video che vi sembrano adatti.

Luca Ballestra