Stiamo vivendo un momento di mobilitazione straordinaria: coinvolgente, imponente, per alcuni versi vertiginosa, per la dimensione delle forze che manifestano e per la sua posta in gioco.
Quanto il decreto Gelmini sia pericoloso per la scuola pubblica, da un punto di vista culturale ed economico, è stato detto e ridetto: non abbastanza dai mass media nazionali, concentrati più ad analizzare la mobilitazione degli studenti ed i suoi caratteri ora apprezzati con simpatia, ora temuti, ora screditati e travisati; ma sicuramente dai blog, dalle libere controinformazioni, dalle mille assemblee e dai documenti che rettori, docenti, ricercatori, maestri elementari, studenti medi e universitari hanno instancabilmente redatto. Il movimento degli studenti in tutta l’Università italiana è vastissimo e raccoglie sensibilità anche lontane tra loro. Stili di vita, idee politiche, comportamenti ed attitudini diverse si stanno mescolando in una mobilitazione giorno dopo giorno meno ideologica ed insieme più travolgente, che vuole difendere l’idea stessa dell’Università, la sua natura pubblica, ossia di tutti, per tutti.
Credo che il movimento degli universitari debba però porsi sul lungo periodo qualche obiettivo in più. Io ritengo che da tutto il potenziale umano e culturale, di stimoli ed energie di questo movimento debba scaturire un pensiero forte di Università: non un semplice tentativo di difendere quel che c’è, né una protesta sterile e fine a se stessa possono esprimere al meglio questo potenziale.
Quello che noi si deve salvare non è quello che c’è, ma l’idea, il progetto, il valore, l’ideale stesso di scuola ed università pubblica. E lo si deve salvare dalla riforma Gelmini e da quelle distorsioni di sistema (economiche ma non solo) che giustificano mediaticamente e forniscono al Governo l’alibi per i suoi tagli ed i suoi scellerati provvedimenti.
Credo che gli studenti di filosofia possano dare al movimento di Torino un notevole contributo in questo senso. Grazie anche al nostro impegno sul fronte della riflessione sulla didattica, sulla ricerca e sui problemi politici che vive il mondo universitario, potremmo contribuire nello stesso tempo a dare consistenza alla protesta e a costruire un progetto e un modello diverso di scuola ed università. Non si caschi nella tentazione di ritenere le due cose (la protesta e la proposta) in successione cronologica (l’una è urgente, per l’altra si vedrà); sono convinto che anche mediaticamente la proposta valorizzi la protesta, poiché si vede bene come da parte del Governo sia costante il tentativo di rappresentarci servi di questo o quel partito, espressioni di minoranze facinorose eccetera. Più la lotta è consapevole ed è profonda, più vale la pena che sia vissuta, più potrà portare frutti probabili, speriamo in un futuro prossimo.
Paolo Furia
Quanto il decreto Gelmini sia pericoloso per la scuola pubblica, da un punto di vista culturale ed economico, è stato detto e ridetto: non abbastanza dai mass media nazionali, concentrati più ad analizzare la mobilitazione degli studenti ed i suoi caratteri ora apprezzati con simpatia, ora temuti, ora screditati e travisati; ma sicuramente dai blog, dalle libere controinformazioni, dalle mille assemblee e dai documenti che rettori, docenti, ricercatori, maestri elementari, studenti medi e universitari hanno instancabilmente redatto. Il movimento degli studenti in tutta l’Università italiana è vastissimo e raccoglie sensibilità anche lontane tra loro. Stili di vita, idee politiche, comportamenti ed attitudini diverse si stanno mescolando in una mobilitazione giorno dopo giorno meno ideologica ed insieme più travolgente, che vuole difendere l’idea stessa dell’Università, la sua natura pubblica, ossia di tutti, per tutti.
Credo che il movimento degli universitari debba però porsi sul lungo periodo qualche obiettivo in più. Io ritengo che da tutto il potenziale umano e culturale, di stimoli ed energie di questo movimento debba scaturire un pensiero forte di Università: non un semplice tentativo di difendere quel che c’è, né una protesta sterile e fine a se stessa possono esprimere al meglio questo potenziale.
Quello che noi si deve salvare non è quello che c’è, ma l’idea, il progetto, il valore, l’ideale stesso di scuola ed università pubblica. E lo si deve salvare dalla riforma Gelmini e da quelle distorsioni di sistema (economiche ma non solo) che giustificano mediaticamente e forniscono al Governo l’alibi per i suoi tagli ed i suoi scellerati provvedimenti.
Credo che gli studenti di filosofia possano dare al movimento di Torino un notevole contributo in questo senso. Grazie anche al nostro impegno sul fronte della riflessione sulla didattica, sulla ricerca e sui problemi politici che vive il mondo universitario, potremmo contribuire nello stesso tempo a dare consistenza alla protesta e a costruire un progetto e un modello diverso di scuola ed università. Non si caschi nella tentazione di ritenere le due cose (la protesta e la proposta) in successione cronologica (l’una è urgente, per l’altra si vedrà); sono convinto che anche mediaticamente la proposta valorizzi la protesta, poiché si vede bene come da parte del Governo sia costante il tentativo di rappresentarci servi di questo o quel partito, espressioni di minoranze facinorose eccetera. Più la lotta è consapevole ed è profonda, più vale la pena che sia vissuta, più potrà portare frutti probabili, speriamo in un futuro prossimo.
Paolo Furia
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